BIOGRAFIA: MADRE MARÍA EVANGELISTA (Italiano)

Introduzione
Ci sono sufficienti testimonianze scritte presenti negli archivi dei Monasteri di Las Huelgas di Burgos, quello di Sant’Anna a Valladolid e in quello di Santa Croce di Casarrubios del Monte, che attestano chi era questa monaca, in apparenza sconosciuta. Solo in apparenza poiché nel Monastero di Santa Croce, da lei fondato, vivono tutt’ora il ricordo, l’amore e la devozione delle sue figlie, che hanno lottato e continuano a lottare per continuare l’opera che ella aveva cominciato, cercando di imitare l’esempio della sua vita santa.
Tali testimonianze sono le fonti dalle quali abbiamo tratto tutto il materiale per questa sintesi biografica. Non si riporta niente che non sia stato scritto in tali documenti.

Infanzia e adolescenza di Maria

A Cigales, paesino della provincia di Valladolid, venne al mondo Mª Evangelista il giorno 6 gennaio del 1591[1]. Fu battezzata il giorno 18 dello stesso mese e le fu dato il nome María poiché nacque all’ora dell’Angelus. P. Vivar lo ritiene simbolico e significativo, perché questa María fu un vivo ritratto della prima Maria.
I suoi genitori erano don Gonzalo Quintero e doña Inés Malfaz. Ebbero cinque figli. Il primo fu Andrés, che sposò doña María de Chaves, di famiglia nobile; il secondo fu Gonzalo, sposò María Garrido e dal loro matrimonio nacque una figlia che entrerà come monaca nel Monastero di Santa Croce; il terzo è Antonio, che fu Prete e Parroco di Cigales; il quarto figlio è Luis, che morì adolescente; la quinta fu María, di cui ci occupiamo adesso.
I documenti presenti nell’archivio sostengono che la posizione economica e sociale di questa famiglia era agiata, e fra i familiari laici vi erano Funzionari reali e sindaci, Funzionari del Sant’Uffizio. Fra gli ecclesiastici, invece, c’erano Commissari del Sant’Uffizio...[2]
Ci sono, inoltre, testimonianze che sostengono che erano buoni genitori, ferventi cristiani di buone abitudini e retto comportamento, il cui unico interesse era l’educazione dei loro figli nella virtù. Per questo, María più volte ribadì che era grata a Dio per aver avuto genitori così bravi e buoni e che se lei aveva qualcosa di buono lo doveva proprio a loro; anche se ebbe particolare influenza su di lei sua madre, poiché don Gonzalo morì nel 1592, quando sua figlia aveva appena un anno.
Doña Inés era una donna profondamente cristiana, che praticò la virtù e seppe educare sua figlia. Si può intuire che, visto il carattere pacifico e gentile della bambina, non dovette essere difficile educarla; le testimonianze dei suoi concittadini di Cigales lo confermano.
Sua madre la educò non solo con le parole, ma con l’esempio della sua vita; fu maestra per sua figlia nella virtù e la bambina seppe essere docile a questi insegnamenti. María amava, venerava e obbediva sempre a sua madre con prontezza, praticando quello che più tardi scriveva e ripeteva alle sue sorelle in molte occasioni: Dio non vuole discussioni nell’obbedienza ma risolutezza in tutto ciò che comanda altrimenti Egli non avrebbe modo di riposarsi in noi.
Sebbene María fosse una bambina tanto pacifica che raramente se la prendeva, non smetteva di essere sensibile e la infastidivano gli scherzi pesanti che, a volte, la disturbavano. Ma già da piccola fu consapevole del significato della Croce e, ben presto, comprese che per questo cammino Dio voleva condurla affinché sempre più potesse assomigliarGli e per renderla partecipe in modo speciale della sua “opera di redenzione”. Per questo dai suoi primi anni di vita iniziò a portare la croce in silenzio.
Da giovane era caritatevole e modesta. Un testimone di Cigales scrive: Si comportava in modo che per gli anziani modello, per i canuti specchio, per le sue amiche regola e per tutti ammirazione.[3]
Nei rapporti con i giovani della sua età era ingegnosa e prudente; sapeva condurre le conversazioni affinché non prendessero direzioni che potevano offendere Dio. Ma era altresì energica quando le circostanze lo richiedevano. In molte occasioni liberava le sue compagne da situazioni pericolose o scherzi imprudenti che qualche ragazzino voleva giocar loro; María imponeva rispetto e li obbligava a lasciarle in pace.
I testimoni affermano che la sua vocazione per una vita di preghiera aveva avuto inizio nella sua infanzia, e da giovane ebbe una certa influenza sulle sue amiche, che non sempre la comprendevano, poiché, ovviamente, non provavano così profondamente ciò che lei sosteneva per esperienza personale.

Ingresso nel monastero di Sant’Anna a Valladolid

Le luci interiori, con gli anni, crebbero tanto in María che al sentire parlare del Signore, la sua anima rimaneva dolcemente.[4] Tutto ciò svegliò in lei il desiderio di fare nella sua vita un esercizio continuo, divenendo religiosa in un Ordine che vi si dedicava.
All’età di quindici anni lo propose a sua madre, ma non è nota la sua risposta né se già da allora iniziarono a organizzare la cosa. È possibile che in quel momento lo avesse soltanto pensato quando sopraggiunse la morte di doña Inés il 14 di ottobre del 1608.
La morte di sua madre non fu per María un ostacolo per portare a termine, un po’ di tempo dopo, le sue intenzioni e i suoi desideri, aiutata da suo fratello Antonio, sacerdote, che la sostenne in ogni momento fino a che entrò nel monastero di Sant’Anna.
D. Antonio fu chi ha gestito l'ingresso di María nel monastero e fino ad ora si ha pensato che senza contare con la sua volontà e il suo desiderio, lo dispose  tutto affinché fosse monaca lega[5]. Ma in verità, si ignora se aveva qualche conoscenza che  sua sorella fossi ammessa con questa condizione e consentì coscientemente che così fosse poiché nell'archivio di Santa Ana si trova il documento che al suo tempo, egli apportò la dote completa di María affinché fosse monaca di coro. Un altro motivo che si potrebbe pensare è che capisse che sua sorella non aveva preparazione intellettuale sufficiente per essere monaca di coro, benché sì sapeva leggere e scrivere, di quello che c'è costanza bene certa nei nostri archivi. Suor María Luisa, attualmente monaca di Santa Ana ed archivista del monastero ha trovato un'altra spiegazione più fattibile: la Recolección aveva un numero determinato di monache di coro, nel momento che María sono entrata nella Comunità mancava solo una per riempire la quota e c'erano due candidate; l'altra era nipote della Signora Marina de Escobar, Signora laica con molta fama di santità a Valladolid e molto amica della Comunità di Santa Ana. Come le monache videro che le due candidate valevano la pena, determinarono accettare alle due ma María la lasciarono come lega poiché l'altra era nipote della Signora Marina. Si capisce per deduzione che in principio non informarono questa candidata né suo fratello di tale determinazione.

I suoi voti

Quando María si rese conto che non era possibile esaudire il suo desiderio di vivere cantando le lodi divine nel coro del monastero di Sant’Anna poiché lì sarebbe stata monaca conversa, si sentì defraudata e volle chiarire con suo fratello. Ma la comunità di Sant’Anna rifiutò che María fosse monaca corista e non ebbe altra soluzione che accettare, con il suo umile silenzio, di prendere i voti come monaca conversa il giorno 10 di maggio del 1609. Le misero il nome di Mª Evangelista.
Questa contrarietà, insieme a tante altre che patì in tutta la sua vita, non furono per lei causa di amarezza interiore, ma vedendosi vestita con quella candida uniforme, fu indicibile il piacere che provò, decidendo di lavorare perché il candore della stamigna di quell’abito passasse alla sua anima. Il Signore guardò con tanto gioia la sua generosità che le disse: María, poiché tu ti prendi cura di me servendomi, Io penserò a te e alla tua situazione, cercando di amarti.[6]
Così iniziò l’anno di noviziato di María Evangelista e così continuò, non fermandosi solo ai desideri, ma mettendo in pratica i suoi propositi. Tutta la comunità era colpita dalla perfezione che quella novizia dimostrava in tutto e dicevano che era umile con conoscenza, caritatevole con amore, obbediente senza interesse, agile senza precipitazione, onesta, riservata, silenziosa e la più pronta ad osservare le Costituzioni e la Regola. [7]
Diceva che molta forza le dava lo zelo della sua Maestra, che era un esempio vivo della vita consegnata a Dio nel compimento perfetto del suo incarico. Durante il tempo del noviziato di María, la sua Maestra, facendosi carico della situazione dolorosa di questa sua amata figlia che conosceva molto bene, le insegnava il latino senza che le altre lo sapessero, sperando che un giorno il Signore avrebbe manifestato chiaramente la sua volontà riguardo la vera vocazione di María. Questa attenta diligenza, più che dell’arbitrio umano, fu l’effetto della spinta divina,[8] come potremo constatare più avanti.
La salute spirituale e la virtù che María manifestava nella sua vita pratica, erano presenti anche in quella fisica e così trascorse il suo noviziato con molta salute, fresca e allegra.[9]
Un’altra delusione per María arrivò a causa del nome che le imposero. Per l’ardente devozione che professava per la Croce desiderava che aggiungessero questo a quello di María, che era quello del battesimo, ma i suoi superiori scelsero quello di San Giovanni Evangelista. Non manca di simboli nella vita di María, e così lo vedevano alcuni dei suoi testimoni. Anche la sua missione e la sua vita nel monastero erano quelle di evangelizzare e lei ne era molto consapevole.

Professione come monaca conversa

Terminava l’anno di noviziato che, come già detto, la novizia aveva trascorso in perfetta salute fisica e spirituale, felice e allegra e di nuovo si sentì spinta da Dio a cercare una soluzione per il problema della sua vocazione. Per questo decise di parlare chiaramente a suo fratello:
            È certo, fratello mio, che ho espresso il desiderio di essere monaca. Che questa era la mia intenzione, il mio piacere, che nessun altro stato mi attirava e che solo questo mi chiamava. È anche certo che sono decisa in questa mia prima vocazione e che non rispondendovi mi sembra, non avendo vicino Dio, di morire. Tanto mi soffoca questa pena, che avrei bisogno per mantenere tutto il potere divino. Inoltre, devi sapere che non ho mai avuto altra intenzione che quella di diventare corista e che mai ho avuto altre pretese o aspettative. Non posso negare che il ruolo che rivesto nella Religione, in quanto tale, è perfetto, ma mi sembra adatto a me solo quello di corista. Questo è quello che desidero, questo è quello a cui aspiro e per raggiungerlo devi fare tutto il possibile, se in te le mie suppliche possono portare qualche cambiamento.[10] Mi chiederai come mai non te l’ho detto prima del mio ingresso e ti rispondo che la causa fu la mia ignoranza; non sapevo delle converse, pensavo tutte le religiose fossero di coro e che fra di loro non ci fosse la minima differenza. Coperta da questo velo, non seppi prevenire né lo potrei spiegare.
A don Antonio non sembrò tanto difficile compiacere sua sorella se avesse promesso alla comunità di aumentare la dote. Spiegò tutto questo alla M. Badessa, e lei lo comunicò alle monache riunite nel Capitolo, chiedendo loro di pensarci su. La Comunità si divise tra coloro che erano a favore e coloro che la giudicavano superbiosa. Alcune si consultarono con il Cappellano che le confessava e aiutava, e decisero di non assecondare la pretesa della novizia.[11]
La maggior parte si oppose fermamente e le presentarono amare conclusioni, chiedendo addirittura la sua espulsione dal monastero. Altre la difendevano e chiedevano condiscendenza, presentando le ragioni giuste che la novizia aveva per chiedere tanto.
Il fratello, resosi conto della situazione e volendo evitare a María simili complicazioni, parlò con lei e le disse che tutto era risolto in suo favore, come lei desiderava, che sarebbe stata monaca di coro. Poi parlò con la M. Badessa e la rese partecipe della medesima bugia dicendole che María era disposta a essere monaca conversa. Si decise che avrebbe preso i voti il giorno 20 di maggio del 1610.
Ma María Evangelista non fu vittima di quell’inganno, poiché si rese perfettamente conto, dal primo momento, dell’astuzia di suo fratello. Consapevolmente si lasciò condurre lungo quel cammino che la Provvidenza Divina le mostrava, in quella maniera che tanto contrastata le sembrava. I testimoni dicono che, il giorno della sua professione, manifestava tale umiltà e serenità, che le stesse che l’avevano contrastata versarono lacrime di compassione e allegria e che, avendola reputata superba, in questa occasione la reputarono e dichiararono universalmente umile.[12]
P. Vivar parla nel Difensorio e racconta quante avversità dovette affrontare María Evangelista e con quanta umiltà e pace lo fece. Anche Madre Francisca sostiene che era sempre inchiodata a una croce, vedendo che non poteva seguire la sua vocazione di essere monaca di coro. Si consolava pensando che questo fosse un mezzo per patire sulla croce, assomigliando a Gesù Cristo. E Madre Micaela sostiene chiaramente che María Evangelista non si sentiva vittima né faceva alcun dramma per le incomprensioni:
quelle per cui io la vidi soffrire furono simili ma all’esterno un aspetto così mite e sorridente come se niente la toccasse. E si sforzava anche di più con coloro che più la contraddicevano e perseguitavano.[13]
La testimonianza di Madre Ana conferma le precedenti:
Era molto mite e amabile, e si faceva voler bene. E soprattutto nelle occasioni che le venivano offerte nella comunità di compassione e umiliazione, perchè nostro Signore, metteva alla prova la sua pazienza, che era tanto grande. Io, in qualità di testimone oculare, che per quattro anni l’ho avuta al mio fianco, posso assicurare che mai l’ho sentita lamentarsi, ma ha sempre avuto una serenità tale da sembrare un angelo, senza mai cambiare aspetto in nessuna occasione.[14]

Monaca conversa a Sant’Anna per diciassette anni

Poiché il compito delle converse era principalmente stare in cucina[15], proprio in cucina misero María Evangelista, che compiva il suo dovere con perfezione e allegria. Ma Dio non smise di manifestare che i suoi disegni per lei erano diversi. Appena svolgeva per un po’ di tempo questo compito, si ammalava tanto gravemente che in alcune occasione fu addirittura data per morta. Queste malattie, con le sue convalescenze, duravano lunghi periodi e si ripetevano tutte le volte che tornava in cucina.
La comunità, stanca nel vedere che era inutile impegnarsi a volere ciò che Dio non voleva, decise di darle un compito proprio di monaca corista.[16] Il primo fu quello di aiutante al guardaroba che allora era M. Ana, la quale fu così felice di tale compagna, che non voleva cedere tale tesoro quando l’infermiera la chiese come aiutante nell’infermeria. Poiché anche Dio voleva che Mª Evangelista risplendesse nella carità, dispose che la M. Badessa decidesse a favore dell’infermiera.[17]
Svolse questo compito con la medesima perfezione con cui aveva svolto i compiti di cucina o di guardaroba, poiché era dolce, la sua conversazione affabile, l’assistenza premurosa, la cura senza smancerie, lo zelo senza dubbi, voglia di fare e faceva di tutto per alleviare e consolare le ammalate.
Così ha lasciato scritto M. Francisca di San Jerónimo: Qualunque compito le assegnassero veniva svolto con particolare grazia e liberalità (…). Era la consolazione per le sorelle tristi, quella che calmava le turbate, quella che accompagnava le ammalate (…). Quando qualcuna di esse era in difficoltà, chiedeva di chiamare Suor María Evangelista. Le prendevano le mani e le appoggiavano dove sentivano dolore. Le toglievano il rosario e restavano con questo; e altre dimostrazioni di stima, perché era impossibile ignorare la virtù che in ella risplendeva.[18]
E M. Micaela: In un’altra occasione io ero a letto e provai un dolore a una tempia, che mi sembrava di non riuscire a sopportare. Venne a vedermi la Madre Badessa di allora e, sapendo come stavo, mi disse come se mi canzonasse (poiché non le ero congeniale): “Chieda alla santa di mettere la mano perché porti via il dolore”. Io le risposi: “Glielo chieda, Sua Reverenza. La mandò a chiamare e glielo chiese. E fu una cosa meravigliosa: mi mise due o tre volte la mano sulla tempia e tutto sparì. E poiché mi meravigliai di essermi liberata del dolore in così poco tempo, disse, cercando di nascondere con umiltà la grazia ricevuta da nostro Signore: “Guardi, deve essere stata una freddura che le causava il dolore e appena ho poggiato la mia mano calda, con questo si è divertita”. E sebbene anche io l’avessi fatto più volte, non era passato. E non solo scomparve ma addirittura mai più ricomparve di quel tipo e con quella forza. [19]
Dentro di sé Mª Evangelista volava ogni volta più in alto. Basta leggere ciò che, come richiesto dai suoi confessori, lasciò scritto per rendersene conto. Ma così affermano anche i testimoni. La sua santità si manifestava nel suo semplice modo di fare quotidiano, fino al punto che molte monache, quando si parlava della sua santità, commentavano che non sembrava tale, poiché non faceva grandi penitenze né tante ore di preghiera.
Le testimonianze scritte dalla sue compagne e conoscenti, coincidono e tutte sostengono che avesse ricevuto grazie speciali che, in qualche occasione, si sono manifestate anche all’esterno sotto forma di fenomeni mistici, verificatisi soprattutto in un periodo della sua vita, fra il 1629 e il 1633. M. Ana riferisce:
in un’altra occasione il padre confessore mi disse – ciò che è stato riferito – che desiderava fare una mortificazione alla Serva di Dio e, contemporaneamente, esaminare una misericordia che il Signore aveva fatto alla sua serva imprimendole le piaghe, sebbene interiori; e che, se me l’avesse mandata, le avrei guardato con attenzioni le mani.
E un giorno, dopo la comunione, uscendo dal coro mi chiamò. E con grande turbamento e confusione della sua grande umiltà, tutta tremante mi disse: Il nostro confessore mi manda qui perché voi mi guardiate le mani. E aggiunse: Dio mi aiuti, solo l’obbedienza può obbligarmi a questo. Allora io le presi le mani e dissi: Obbediamo tutti allora. E vidi che nel palmo della mano aveva un buco che teneva coperto con la pelle, della grandezza di un cuarto segoviano (Ndt.: moneta in uso al tempo), ed era come violacea. Ed alzando la mano, questa era trasparente da una parte all’altra. E toccandola, trovavo solo le due pelli: quella dal lato del palmo e quella sul dorso della mano. Ed era così in entrambe le mani. Ebbi il desiderio di verificare i piedi e il costato ma poiché la vidi così turbata e tremante, non lo feci per non infastidirla. Proprio questo fece sì che il confessore chiedesse a una mia sorella di fare lo stesso, con gli stessi risultati. E credo lo abbia scritto. Oggi è fondatrice del Convento di Sant’Anna di Lazcano.[20]
In riferimento a questa lettera di Madre Micaela, fondatrice del Convento di Sant’Anna di Lazcano, riportiamo il seguente brano:
Nostro Signore le fece la grazia di concederle le sue santissime stimmate. E il nostro padre maestro fra’ Francisco de Vivar – che allora era il nostro confessore – le chiese di mostrarle a qualcuno, e fra questi a me, sebbene non ne fossi degna. Un venerdì me le mostrò sulle due mani, che si teneva per il gran dolore. Era un cerchio tondo scuro, come se al di sotto della pelle ci fosse un buco. E poiché era tanto umile, mostrava nel suo mite aspetto tanta timidezza che io per non affliggerla, non mi soffermai a guardarla molto a lungo né la toccai.[21]
Ci furono molti fenomeni mistici come le stimmate della Passione, quello della ierognosia, con cui distingueva le forme consacrate che non erano presenti, discernimento di coscienze spirito di profezia e bilocazione, fra gli altri.

Professione come monaca corista

Durante questi 17 anni i suoi confessori, P. Figuera e P. Vivar, con alcune sorelle della comunità, varie volte cercarono di presentare la questione della professione come monaca corista, poiché la ritenevano giusta e voluta da Dio. E tutto ciò portò i suoi frutti poco a poco. Dopo aver superato ogni tipo di difficoltà e grazie ai molti interventi di Dio, la M. Badessa di Sant’Anna a Valladolid, che era la più contraria a questa professione, si decise a chiedere l’autorizzazione alla signora badessa di las Huelgas di Burgos, senza, però, nessuna intenzione di ottenerla. Perciò agì con astuzia perché la questione si risolvesse secondo i suoi desideri.
Un giorno chiamò il confessore e gli chiese di presentare il caso alla badessa di las Huelgas di Burgos, che, in qualità di superiora, avrebbe deciso sul da farsi. Ma lei, a sua volta, scrisse segretamente una lettera a quella signora badessa chiedendole, una volta ricevuta la lettera del reverendissimo Vivar, di non tenere in considerazione la sua supplica. A Vivar fu chiesto ciò che segue: Consulti uomini dotti e persone virtuose e mi rimetta i pareri. Perciò Vivar propose alla badessa di chiedere l’opinione di persone di ogni confessione, fra loro anche i cistercensi. Ma le persone scelte furono quelle volute dalla badessa di Sant’Anna, unicamente nella Compagnia di Gesù, presumibilmente perché voleva che si dichiarassero contrari. Anche così, essi decisero che María Evangelista professasse come monaca di coro. Ma le trafile non terminarono qui. La Badessa di Burgos inviò un delegato con l’ordine segreto di presiedere alla votazione della comunità per la decisione sulla professione di María Evangelista e, se anche un solo voto fosse stato contrario, non avrebbe potuto essere monaca corista. Con la Badessa e buona parte della comunità contraria a questa professione, si procedette alla votazione e il risultato fu che non ebbe neanche un voto contrario.
Concluso l’atto, passarono alla Sala del Capitolo e lì, in presenza del commissario e di tutta la Comunità, si lesse la Lettera di Professione Evangelista. E divenne monaca corista nel giorno della Dominica Infra Octava della Visitazione di Nostra Signora, dell’anno 1626, dopo che la richiesta era stata in sospeso per un anno.[22]
Furono molti e speciali e chiari gli interventi di Dio in tutto questo, che le testimoni oculari sostengono che tutte erano convinte che il Signore voleva fare grandi cose per mezzo di quell’anima. Con questo finale che sa di miracolo, le preoccupazioni della Comunità divennero pace, come afferma Madre M. Francisca di S. Jerónimo: In quel tempo tutte erano d’accordo; e così in tutto il convento regnava l’allegria, e non si può descrivere la gioia di quella occasione, mai vista in altra.

Fondazione del Monastero di Santa Croce a Casarrubios del Monte

Il Reverendo P. Damián Yáñez Neira, monaco del Monastero di Osera, in un suo articolo pubblicato sulla rivista Hidalguía su P. Francisco Vivar nel IV centenario dalla sua nascita, afferma in una delle sue note:
Se tutte le opere di Dio sono segnate dalla contraddizione, la fondazione del monastero di Casarrubios del Monte andò contro tale principio. Iniziando dalla stessa fondatrice, che fu trattata da visionaria, bugiarda, allucinata e che non era neanche monaca di coro quando comunicò a P. Vivar – suo confessore – che, in estasi, Dio le aveva rivelato che, con il tempo, sarebbe diventata la fondatrice e prima Badessa di un monastero dell’Ordine. Poi, il paese di Casarrubios non voleva accettarle. Nel viaggio, il nemico condusse il convoglio delle fondatrici al bordo di un precipizio, ecc.
Ebbene sì, le difficoltà furono molte ma, in proporzione, anche gli interventi miracolosi di Dio. Non vi è alcun dubbio: quando qualcosa rispecchia il volere di Dio e noi cerchiamo questo volere e non il nostro, non ci sono ostacoli che tengano. Racconta la Relazione Storica della fondazione del monastero, che dopo che M. María Evangelista aveva comunicato al suo confessore la sconcertante questione rivelata, giunse a Valladolid una coppia originaria di un paesino vicino Toledo, Casarrubios del Monte. Erano don Alonso García de Ojea e doña María Rodríguez, che si stabilirono in città con l’intenzione di seguire più da vicino una causa che avevano in corso con il conte di Rivadavia.
La casa nella quale risiedevano si trovava accanto alla cappellania di Vivar. Immediatamente nacque una intima amicizia fra la coppia e il religioso e, in alcune delle loro conversazioni, egli parlò loro della umile religiosa di Sant’Anna, che ammirava per la sua vita santa e che in più di una occasione aveva difeso contro le male lingue. Le occasioni per continuare a difenderla non erano terminate e gli costarono grandi umiliazioni e ostacoli. La coppia desiderava conoscerla e andarono a visitarla. Non cambiarono idea, anzi, ella ispirò loro grande fiducia e cominciarono a parlarle. Li attraeva molto la sua mite e serena conversazione.
In una delle visite, le comunicarono il desiderio che sentivano di utilizzare i loro beni per qualche opera pia, lasciandola in eredità al Signore, visto che non avevano eredi. L’intenzione che avevano era quella di edificare una cappella e fondare una cappellania. M. Evangelista li ascoltò, come sempre, con molta attenzione e poi si consultò con il Signore. Visitarono anche Madre Luisa de Carrión, che in quel tempo aveva fama di santità, ma quando la videro e cominciarono a parlare, né la sua persona né la sua conversazione piacque loro, per cui non le presentarono nemmeno il loro progetto di mettere i loro beni al servizio del Signore, e conclusero che sarebbe stata María Evangelista la loro consigliera.
Tornati a Valladolid la coppia si mostrò ancora più affettuosa e fiduciosa con M. Evangelista e tornarono sulla questione di fondare una cappellania. M. María Evangelista, che aveva già confidato al suo confessore quello che in precedenza il Signore le aveva rivelato su chi sarebbe stata la fondatrice di un monastero dell’Ordine, con santa risoluzione disse loro che la volontà di Dio non era la fondazione di una cappellania, bensì di un monastero di monache cistercensi re collette.
Sebbene la coppia rimase sorpresa, le risposero che si trattava di una impresa molto al di là delle loro possibilità. Lei espose le sue ragioni fondate sulla fede che, senza resistenza, accettarono la proposta, come se quelle parole le avessero ascoltate dalle labbra di Dio stesso.
Vivar e María Evangelista cominciarono a organizzare ciò che dipendeva dalle monache per la fondazione e il signor Alonso tornò a Madrid per iniziare a organizzare ciò che da lui dipendeva.
Non fu facile per lui rispettare tutti i requisiti necessari. Il primo compito fu tornare a Madrid per ottenere le licenze per tale fondazione. Nel presentare la propria richiesta al Consiglio e dando ragione della sua persona, stato o beni, egli stesso diceva che avvertì che i signori del Consiglio si guardavano l’un l’altro, quasi a voler schernire un uomo che con così pochi mezzi volesse intraprendere un’opera tanto grande. A giudicare dai documenti presentati e dall’abbondanza di scritti in suo possesso, questa mancanza di fiducia non era poi tanto giustificata.[23]
Si riunì la Giunta per discutere il tema della fondazione – sembra più per scherzo che per favorire la richiesta di D. Alonso – e si passò alla votazione. Il risultato fu che tutti i voti erano a favore della fondazione, senza che i votanti avessero pensato di votare a favore o contro. Perciò la sorpresa fra di loro fu grande. Narra la Relazione Storica che si guardarono l’un l’altro meravigliati giungendo a concludere che non poteva trattarsi di nient’altro se non un miracolo e che non potevano opporsi alla volontà di Dio. Perciò il richiedente la fondazione uscì contento e soddisfatto ringraziando il Signore che, al primo passo fatto al suo servizio, lo aveva tanto aiutato.
Inviò la notizia di questo successo M. María Evangelista e a padre Vivar, e decisero che la fondazione avesse dovuto avere luogo a Casarrubios. D. Alonso partì verso questa destinazione molto felice e con i pensieri rivolti alla sua fondazione e, sul calar della notte, guardò verso il paesino che già si intravedeva e notò, nel luogo dove ora sorge il convento, molte luci simili a luminarie, e pensò che il giorno successivo si sarebbe celebrata qualche festività nel paese. Domandò notizie al riguardo e gli risposero che non si celebrava niente di particolare, così interpretò che il Cielo gli indicava il posto che avrebbe dovuto acquistare per costruire il monastero. Secondo la Relazione Sortica l’Altissimo Onnipotente aveva già disposto tutto, scegliendo il posto migliore del paese, tutte le case che erano necessarie per costruire un convento erano libere e non incontrò difficoltà per acquistarle.
Il Consiglio Comunale accordò l’autorizzazione, pensando che D. Alonso non sarebbe giunto a niente. Tutti giudicavano pazzia e arroganza le sue pretese. Ma quando si resero conto che tutto procedeva, che egli aveva già ottenuto i permessi necessari per far arrivare le monache fondatrici, il paese si ribellò e con grande sforzo pretesero di impedire che il progetto fosse concluso. Non riuscirono, però, nel loro intento e il Signore cambiò le loro volontà da contrarie a favorevoli.[24]

Viaggio delle fondatrici verso Casarrubios del Monte

La Relazione Storica prosegue raccontando che il giorno 25 di ottobre del 1633 partivano da Sant’Anna a Valladolid le Madri fondatrici: Suor Mª Evangelista, Suor Francisca de San Jerónimo e Suor María de la Trinidad dirette a Casarrubios del Monte.
D. Alonso de Ojea le accompagnò nel viaggio da Valladolid fino a Casarrubios, insieme a tre sacerdoti[25], non solo con compostezza ma con grande gioia e gusto. Egli stesso si affrettava a preparare tutto il necessario, non confidando in nessuno e con tante dimostrazioni di devozioni che, nel momento in cui le Madri mangiavano, egli in persona le serviva in ginocchio, con una ammirevole stima e conoscenza del tesoro che portavano.
Gli ostacoli lungo il viaggio furono molti e duri ma miracolose possono considerarsi le soluzioni per ognuno di essi. Anche i vicini di Casarrubios si opposero alla fondazione del monastero, così come fu giubilante ed entusiasta la loro accoglienza alle fondatrici il giorno del loro arrivo in paese:
Ed essendo stati informati del giorno un cui le Madri fondatrici dovevano partire da Madrid per Casarrubios, si affrettarono perché le accogliessero le personalità più importanti del paese. E così fu, con più gioia di quella che essi avrebbero potuto sperare, perché vennero moltissime persone e molte di queste a cavallo con dimostrazione di allegria. Al loro ingresso nel paese risuonarono le campane di tutte le chiese e del Convento di Religiosi Agostiniani, e uscirono i flauti e tutte le dimostrazioni di affetto di cui erano capaci.
E si unì una moltitudine di gente di tutte le età e di tutti gli stati sociali e quelli presenti riferirono che nessuno rimase nelle case. E tutto ciò con una tale gioia e allegria che mai si era vista a Casarrubios del Monte, sapendo che era, più che naturale, voluto da Dio per il bene grande che portava a quel paese. E in quella occasione, ringraziando la nostra Venerabile Madre Mª Evangelista nostro Signore, per aver cambiato il cuore di quelle creature in devozione e applausi, le disse la sua divina Maestà che lo aveva disposto come il suo ingresso a Gerusalemme la Domenica delle Palme, perché l’aveva scelta affinché fosse la sua ombra e in tutto lo imitasse.
Non si risolsero però tutti i problemi. Per Madre Evangelista continuò il cammino della croce. D. Alonso non aveva terminato che i muri della chiesa, la Madre voleva iniziare la costruzione della casa una volta giunta insieme alle sue compagne. Una volta arrivate, però, lo trovarono povero e senza alcuna traccia del convento. Iniziarono a dividere le stanze con alcune canne, alla ricerca di quelle fondazioni antiche che iniziarono con tanta povertà e scomodità. In alcuni momenti giunsero a pensare che avrebbero dovuto far ritorno al convento di Valladolid, pertanto M. Evangelista chiese al Signore che, dopo averle condotte lì, ponesse rimedio a tanta desolazione e mancanza del necessario. Il Signore le rispose:
            María, ho disposto che tu faccia le cose con così tanta necessità e povertà perché voglio che – come ti ho già detto – mi imiti in tutti i Miei passi nel mondo. E ciò che qui si patisce adesso somiglia alla povertà e desolazione che Io e mia Madre incontrammo alle porte di Betlemme. Ti dico, inoltre, in verità, che questa è opera mia e che nessuno mi deve contrastare, perché io andrò sempre avanti, come quando ero di fronte al popolo di Israele quando camminava nel deserto, di notte, come una colonna di fuoco, illuminandolo e proteggendolo; e di giorno, come nube, difendendolo dal calore del sole.
La Madre fu consolata e piena di nuova forza per continuare a lottare, fiduciosa in Dio che le portava sul cammino persone generose che rimediassero a quelle necessità, come fu. Iniziarono ad arrivare elemosine del paese, anche prima della clausura, e a spuntare benefattori come D. Juan Chacón, cugino dei conti di Casarrubios, che era molto devoto di M. María Evangelista, oltre ad altre persone importanti, con possibilità economiche e generosità. Anche D. Bernardo de Rojas, cugino del precedente, inviò mensilmente una somma considerevole mentre era in vita. Anche, in quell’anno, prima della clausura, fece loro visita Juan García Dávila Muñoz, altro grande devoto di M. María Evangelista a cui aveva già fatto visita quando era ancora a Valladolid a causa della fama di santità che la circondava. In quel momento era al servizio di Sua Maestà in qualità di contabile.
La Madre – spinta da Dio sapendo per ispirazione divina ciò che sarebbe successo – gli disse che il Signore voleva che lui aiutasse il monastero con le sue donazioni, ma egli, scusandosi, disse che aveva molti figli e poco denaro. Ma lei insistette dicendogli che se avesse cominciato con piccole elemosine avrebbe presto scoperto quanto ciò era gradito a Dio. Così successe. Dopo pochi giorni dall’aver iniziato questa opera buona, Sua Maestà gli concesse il servizio presso il Consejo de Hacienda e, immediatamente, l’abito di Santiago. E in poco tempo lo nominò nel suo Consejo de Hacienda, con il favore e il valore che divenne noto al mondo in quel tempo del re Felipe IV. A partire da allora si obbligò a offrire tutto il denaro che gli chiedeva M. María Evangelista e lo fece fino all’ultimo dei suoi giorni.[26]

M. Evangelista prima badessa

Grazie a tutti questi benefattori, la costruzione del monastero poté continuare e il giorno 27 di novembre del 1634 iniziò la clausura. Lo stesso giorno fu eletta Badessa Madre María Evangelista, e presero i voti due giovani che avevano portato con loro da Valladolid. Una era la nipote di Madre Mª Evangelista e l’altra la nipote di Madre Mª de la Trinidad. Poco tempo dopo entrarono altre tre giovani della stessa città di Casarrubios.
Tutto nella fondazione sembrava andare per il verso giusto adesso, e la santità della sua fondatrice si evolveva con un ritmo addirittura più veloce. Lei non soffriva per la vita di intimità e unione con Dio, nonostante i numerosi lavori e le preoccupazioni che sorgono nei primi anni di una fondazione. Questi lavori ricadevano su tre persone soltanto, che però raramente riuscivano a lavorare di concerto, poiché le malattie dell’una e dell’altra si succedevano: quando M. Francisca era in convalescenza da una malattia gravissima, era M. Trinidad a contrarne una simile. Ed ecco come rimase sola, con tutto, M. Evangelista: direzione dei lavori, noviziato, foresteria, ecc.

M. Gertrudis dice: Era una cosa da ammirare che una sola persona potesse tanto, anche se così aiutata – com’era – da Dio nostro Signore, che l’aveva scelta per mezzo suo per compiere tale opera, e questo fu a costo di lavori e pene.
Altri colpi e croci aspettavano M. Evangelista ed era appena trascorso un anno dalla sua fondazione di Casarrubios quando, improvvisamente, muoiono a Madrid P. Francisco de Vivar e, mesi più tardi P. Gaspar de la Figuera, i suoi confessori, il cui aiuto tanto necessitava per portare avanti la sua fondazione e per la comunicazione del suo spirito. Ma nemmeno questo colpo la turbò perché il Signore le era accanto e la faceva forte e la riempiva di fede, e spiritualmente Sua Maestà ingrandiva questa casa con altri mezzi impensati. In questo modo, mai le mancava la croce, interiore e fisica, poiché colui che le aveva dato la forza sapeva molto bene che era forte e così le affidava incarichi grandi e pesanti (…). Ed era da ammirare l’aiuto che dava, spirituale e temporale, consolando le monache per i più svariati motivi, con aiuti scaturiti dalla sua grande carità, che si manifestava nei confronti delle necessità delle sue figlie, evitando loro l’impaccio di chiederle personalmente.
I suoi lavori e la sua influenza benefica non si limitavano a coloro presenti nel monastero: A questi impegni e cure si aggiungevano quelle per i laici che, per la sua fama di santità, venivano a parlarle di diverse questioni. E con l’esperienza della sua affabilità e la riuscita in tutto ciò che le veniva sottoposto, la consolazione che le sue anime ricevevano, facevano sì che questi continuassero senza stancarsi. E la santa Madre non si lamentava di tutto ciò e anche il numero di lettere che riceveva, e alle quali rispondeva, era alto.
A quest’epoca risalgono vari casi di conversioni molto difficili dopo che M. Evangelista aveva intercesso per quelle particolari intenzioni. Fra queste c’è quella del conte di Casarrubios: Il conte di Casarrubios, don Gonzalo Chacón, era sposato da qualche anno con doña Juana Zapata, ma si divertiva tanto che per molto tempo non fece con lei vita matrimoniale. La contessa ne parlò con la nostra venerabile Madre (…) incaricandola affinché, davvero, chiedesse a nostro Signore che la sollevasse da quello stato (…). [La Madre] gli scrisse una lettera ed egli si ritirò da tutti quei divertimenti e cominciò a fare vita matrimoniale con sua moglie, mostrandosi con lei molto gentile (…). Trascorse il resto della sua vita molto cristianamente.[27]

Il Cristo de la Sangre

Aveva un dono speciale per intuire la vocazione in una giovane. Parleremo in particolare della sua influenza non solo nella vita della comunità di allora, ma di quella che ha avuto lungo tutta la storia e che continua ad avere. Ci dimostra, inoltre, la santità di M. María Evangelista. Si tratta di una giovane chiamata María Téllez. Era bella, ricca, con grandi qualità umane e molti pretendenti, ma così frivola che pensava sempre ai vestiti e a essere elegante, e la infastidivano la clausura e la povertà religiosa. Niente più strano per lei che la vita monastica. Un giorno dovette accompagnare coloro che andavano a visitare M. Evangelista. María Téllez era talmente contrariata da non dissimulare il fastidio che provava e la voglia di concludere velocemente la visita per andare via.
María Téllez aveva pregato queste signore perché, per lo meno, la visita fosse stata posticipata a un altro momento, visto che lei doveva prepararsi per la festa della Purificazione di Nostra Signora, una celebrazione molto popolare nel convento di Sant’Agostino della Nostra Signora di Grazia, che si sarebbe celebrata da lì a due giorni. Non riuscì a convincere queste signore ma fu da loro convinta, senza che nessuno capisse che era Dio che le manovrava perché quello sarebbe stato il giorno della sua conversione. Tutte si recarono al convento, senza la minima idea di ciò che sarebbe successo.
Una delle signore chiese alla Madre di aprire la porta per poterle baciare la mano e ricevere la sua benedizione. Così fu fatto. Anche María si avvicinò per baciarle la mano, ma la abbracciò dicendole: Per amor di Dio, Madre mia, mi prenda come figlia, perché devo esserlo e voglio esserlo, e non devo tornare a casa mia. Perché se torno i miei fratelli non mi lasceranno, so che a loro non piace questa cosa. La nostra Venerabile Madre le espose alcune ragioni per cui sarebbe stato meglio, per lo meno, rimandare di qualche giorno per organizzare che prendesse i voti in pubblico, come fanno tutti, ma non riuscì a vincere la determinazione della giovane che entrò in quello stesso momento in clausura. Lei stessa confessò che durante la visita nel parlatorio non aveva sentito il più piccolo desiderio di diventare suora, anzi desiderava chiudere il prima possibile quella pratica per tornare a casa sua. Rispettò il rigore della religione suscitando l’ammirazione di tutti coloro che la conoscevano.
María Téllez portò al monastero la sua dote, i corredi e i gioielli di valore che possedeva insieme a una pensione vitalizia. Una volta preparate tutte queste cose (…), la nostra Venerabile Madre parlò in segreto con questa religiosa e le disse di guardare se ancora le rimaneva qualche gioiello in casa che potesse servire più al convento che ai suoi fratelli. Ella rispose varie volte che, avendoci pensato sopra a lungo, le sembrava di non avere lasciato niente e di aver consegnato tutto a Sua Reverenza. Le chiese – perché doveva esserle stato rivelato da Nostro Signore come in seguito si è scoperto – se per caso aveva un quadro. Marìa rispose che aveva una tela di Cristo nostro Signore con la Croce sulle spalle, ma così vecchia e scolorita che non si era permessa di portarla. Sua Reverenza le chiese di andare a prenderla e fu portata la Santa Immagine.
Si afferma che era così rovinata che nel vederlo alcune monache si chiesero addirittura come aveva osato portare un quadro così scolorito. L’Immagine di Cristo si vedeva appena, sembrava una macchia. Non è chiaro se sia stato restaurato prima di essere collocato nel chiostro, ma così sembrava dopo pochi giorni dal suo arrivo. Le monache ben presto compresero quale era il valore di quel quadro:
Il miracolo avvenne così. Il giorno 17 di gennaio, che è San Crisostomo, dell’anno 1648, venerdì, passando la comunità in processione con i salmi penitenziali, come tutti i venerdì dell’anno, erano presenti tutte le religiose, dalla prima all’ultima. Senza parlarne l’una con l’altra, tutte notarono che il Santo Cristo era molto cambiato e, uscendo dal coro dopo aver concluso i salmi, tutte iniziarono a dare la notizia alla santa Madre. Ma la santa Madre, che lo sapeva meglio di tutte noi, ne convenne dicendo che era vero; ma visto che Dio le aveva dato così tanta prudenza, ordinò che tutte andassero a svolgere i propri compiti. E che dopo la Terza e una Vigilia e Messa cantata (…) saremmo tornate alla comunità per vedere cosa era successo. E così fu, e la Santa Effigie aveva la stessa angoscia e sudore e l’indumento, viola scuro come del colore della cenere, di cui tutte noi ci ricordiamo molto bene.
La Madre Evangelista vide bene che era sicuro che sudava sangue e acqua e chiese a me, Suor Mª Gertrudis del Santissimo Sacramento – che sto scrivendo e che fui presente – di andare in un posto che mi indicò Sua Reverenza per portare un panno per pulire la Santa Immagine. Ciò che lei stessa fece e io seppi dopo, da un suo confessore, che nostro Signore le aveva detto: Tu sola, María, dovrai aiutarmi e pulirmi da questo sudore e angoscia.
(…) Tutta la comunità riconobbe questo strano episodio. E solo una religiosa era rimasta al letto quel giorno per una freddura che aveva preso. Le raccontammo tutto ma lei non ci diede ascolto, prima cercò di convincerci tutte su quale era la verità, che poteva essere il risultato dell’umidità del tempo o una azione del demonio per turbare la comunità, con altre ragioni prudenti e umane, poiché ella era di natura così incredula che fino a quando non vedeva con i suoi occhi o toccava con le sue mani, non credeva, come era ben noto alla comunità. La Santa Effige, agli occhi di tutti, tornò com’era.
La domenica seguente, il 19 dello stesso mese e dello stesso anno, la religiosa si alzò per andare a confessarsi e, giunta a inchinarsi al Santo Cristo con tutti i suoi dubbi, apparve ai suoi occhi così cambiato come tutte lo avevano visto. A gran voce cominciò a dire che era vero ciò che la comunità diceva e che non aveva più alcun dubbio, se non grande devozione e fervore nel suo cuore.
Dopo questo episodio l’Effige venne condotta al coro e alla cancellata dove rimase per alcuni giorni e dove tutti del posto vennero a visitarla e alcuni ammalati si alzarono dai letti, liberati dalle loro malattie.
Sua Reverenza provava un dolore al cuore e alcuni dolori così forti in tutto il corpo e alla vita, soprattutto, che ci disse che le sembrava di essere fatta a pezzi. Chiese alla comunità di cantare il Miserere, che fu più pianto che cantato perché tremavamo per l’ira del Signore.

Malattia e morte di M. María Evangelista

È significativo che, dal giorno in cui M. María Evangelista aveva pulito il sudore del viso di Cristo, soffrisse  molto. Nel mese di luglio patì di una grave malattia alla quale si aggiunse una infiammazione molto dolorosa alla gola . Le monache seppero della sua sofferenza dai due medici che la curavano, poiché la Madre fingeva con tale pazienza e allegria che poco sospettarono le monache.
Poi migliorò e condusse una vita praticamente normale fino a novembre quando, improvvisamente, si ammalò di nuovo gravemente, e il medico ordinò di darle l’Estrema Unzione. Chiamarono il cappellano, fra’ Luis de Céspedes, dell’Ordine cistercense, che era giunto al convento due giorni prima. Confessò la Madre e nel momento in cui le diede il Santo Viatico, per provare il suo spirito, lasciò la Forma consacrata che aveva in mano e gliene diede una non consacrata. Nell’istante in cui la mise sulla lingua, la santa Madre la riconobbe e con grande ansia nel cuore disse: Gesù, mille volte! Cosa mi ha dato qui, che io con la luce di Dio la riconosco?” E con le sue stesse mani la tirò fuori dalla bocca dicendo: “Gesù, che forte tentazione! Ho il Signore nel cuore e questa forma è secca!”. Le monache le dissero che era il Signore nella comunione ma lei rispose: “Anche voi mi mortificate? Io la riconosco. Il monaco provò così tanta vergogna che se ne andò senza dire una parola, né chiese di purificare i corporali né niente altro. Il secondo giorno dopo l’accaduto trascorse pacificamente, fino al terzo giorno, il 27 di novembre quando, all’ora della Compieta, da sola pronunciò il salmo Qui habitat in adjutorio Altissimi.[28]
Un po’ più tardi M. Gertrudis, con la comunità presente, - nessuna voleva allontanarsi per quanto le erano affezionate tutte – le si avvicinò e le accarezzò la mano, che aveva fuori dalle lenzuola. Questa mano era paralizzata e non si era vista muovere. In quel preciso momento lei la alzò e diede molti buoni consigli, il che fu interpretato come un desiderio che M. Gertrudis potesse essere badessa per molti anni, come è stato.
Morì quello stesso giorno fra la mezzanotte del venerdì, il 27 novembre del 1648, e il giorno successivo, sabato.
Su richiesta del paese, il suo corpo rimase esposto due giorni nel coro e la chiesa rimase sempre gremita di gente, che pregava per quella santa Madre il cui corpo veneravano con affetto caritatevole e per la grande fama che aveva di santità e virtù.
Per una serie di circostanze materiali e, indubbiamente provvidenziali, la sua sepoltura fu molto povera sotto tutti gli aspetti. Anche in questo somigliò a Gesù Cristo, rispettando così la parola ricevuta dal Signore che le assicurò che la sua sepoltura sarebbe stata come quella ch’Egli ebbe.[29]

Altri dettagli su M. María Evangelista

Alcune situazioni particolari che si sono verificate nella sua vita sono degne di essere menzionate. Fra queste, il caso del laureato Juan Bautista Gallego, confessore della comunità, che si ammalò a causa di una febbre terzana molto pericolosa. Era in condizioni così gravi secondo lui, secondo il parere del medico e delle persone che lo assistevano, che lo avrebbero condotto alla morte. Chiese di chiudere la porta e la finestra per essere lasciato solo per riposare. E come lui stesso ha diverse volte raccontato, vide entrare M. María Evangelista, e avvicinatasi, gli impose le mani sulla testa. In quel preciso momento la febbre scomparve e si sentì completamente guarito, non solo da quella malattia, ma anche da un’altra cronica di cui soffriva prima di giungere al convento. Fu così che, in trent’anni al servizio disinteressato dello stesso, godette di ottima salute fino al giorno della sua morte.
Un altro caso si verificò allo stesso padre: M. Francisca gli lasciò alcuni quaderni scritti da M. María Evangelista perché li potesse leggere. Ma non glieli restituì. M. Francisca era molto preoccupata. Un giorno si sentì spinta da Dio ad aprire un baule che aveva e, al suo interno, trovò i quaderni. Riferì tutto ciò al confessore che ne fu sorpreso. Andò a guardare nel posto il cui egli li conservava ma no li trovò. Lui, non molto propenso a credere ai miracoli, non poté che accettarlo per quello che era e crebbe la sua ammirazione e devozione per M. María Evangelista.
Un altro caso fu quello della sorella del laureato Luis García (che in seguito divenne cappellano del convento, come aveva profetizzato M. Evangelista). La donna contrasse una malattia in seguito al parto. Iniziò a delirare e non voleva confessarsi. Suo fratello la affidò alla Madre e si recò a Madrid a visitarla. Una volta giunto, la sorella era presente a sé stessa e stava confessandosi. Gli disse: Devi sapere, fratello mio, che questa notte è stata con me la Madre Badessa del convento di Santa Croce de Casarrubios, e mi ha detto che sto per morire e che è volontà di Dio che io mi confessi. E lo fece con grande devozione a ammirazione di tutti, perseverando come un angelo fino a quando porse la sua anima al Signore.[30]
Si potrebbe continuare con casi simili, tanto di guarigioni fisiche che spirituali.

Scoperta del corpo incorrotto

Dopo che erano trascorsi cinque anni dalla sua morte, le sue figlie espressero il desiderio di vedere se si era verificato ciò che il Signore, quando ancora a Sant’Anna a Valladolid, aveva rivelato a M. Evangelista e cioè che il suo corpo non si sarebbe corrotto. Chiesero il permesso a M. Francisca de San Jerónimo, per aprire la tomba che si trovava all’interno della Sala Capitolare. Il permesso fu loro accordato pensando che non avrebbero avuto il coraggio per metterlo in pratica.
Il giorno 21 di ottobre del 1653, le stesse monache durante la notte iniziarono a scavare per aprire la tomba e nel momento in cui venne sollevato il coperchio della bara, tutti lo vedemmo. Sull’abito bianco indossava un mantello azzurro con le stelle ricamate.[31] E fu così grande la gioia di tutte nel vedere quel prodigio, che tutte a gran voce dicemmo: È vestita dell’abito della Concezione…![32] Una vicina del convento che si chiamava Dña. Luisa del Águila, venne a chiedere cosa stesse succedendo poiché aveva udito nel convento urla di gioia. Le riferirono l’accaduto ed ella ne fu particolarmente felice.
Il cappellano della comunità, D. Juan Bautista Gallego, fece molte prove sul corpo, prendendolo e facendolo cadere di colpo, e muovendolo per verificare che gli organi fossero uniti. Il risultato è che niente si deformò e neanche c’erano segni di decomposizione nel corpo. Un’altra cosa strana è che le assi della bara erano fradice di acqua, la cogolla e gli altri indumenti con cui era stata sepolta erano bagnati e putridi, mentre il suo corpo era completamente asciutto.
Dalla Sala Capitolare il corpo fu condotto al coro, perché si era sparsa la voce in tutto il paese e tutti volevano vederlo. Lì rimase esposta per due giorni, mentre veniva preparata una cassa e una nicchia nella parete dello stesso coro, dove fu nuovamente sepolta.
L’odore presente nel coro per tutto il tempo, rimase anche per molti giorni a venire e, soprattutto, quando scendevamo per le Mattutine, dopo che le porte erano state chiuse. Sembrava di entrare in un paradiso e l’allegria che regnava nella casa era così grande che solo colui che lo permise può comprendere.
Il racconto dei fatti si conclude la seguente esclamazione delle monache: Sia benedetto il Signore per sempre, che ci ha reso figlie di una Madre così santa e da lei ci ha fatto amare così![33]

Ai giorni nostri

Sebbene lungo tutta la storia del monastero ci sia sempre stato un desiderio nella comunità di far conoscere le virtù eroiche di M. María Evangelista, non c’è mai stata la possibilità di farlo, per i motivi che verranno indicati in un altro documento. Nella comunità è rimasta l’ammirazione e la devozione di sempre, dimostrate dalle conversazioni tra le monache, citando i suoi insegnamenti e il suo esempio di santità con molta frequenza, così come pregando individualmente davanti alla sua tomba quasi ogni giorno. Nel paese ci sono persone che mantengono la propria devozione attraverso il Cristo de la Sangre, davanti al quale pregano e accendono candele. Spesso chiedono anche il Panno con cui lei pulì il viso di Cristo quando sudò sangue, per alleviare la difficile agonia di un moribondo. Mai si è dimostrato inefficace, anzi è vero il contrario.
La Comunità attuale ammette che le monache non hanno mai preso l’iniziativa di mettere per iscritto le testimonianze delle grazie ricevute, sebbene le riempiva sempre di allegria e rendevano grazie a Cristo per questi favori
                               
                                                                 E-mail m.mariaevangelista@yahoo.es


[1] Ci sono discussioni che sostengono che la sua data di nascita fosse il giorno 18 di gennaio perchè così viene riferito da alcuni documenti, ma quello fu, invece, il giorno del suo battesimo. Altri sostengono che questo fu il giorno del suo battesimo. “così lasciò detto la Serva di Dio nei suoi scritti e così riferiscoo le sue religiose figli che per indubbia tradizione hanno continuato, fin dall’epoca delle sue prime compagne, che in questo giorno di festa ogi ano celebrao la loro amatissima Madre, espressioni del suo compleanno, momento felice di questo giorno di gioia che risponde al giorno della sua gioiosa nascita.”(Libro I de D. Pedro de Sarabia).
[2] Uno dei suoi parenti fu il domenicano P. Juan Malfaz che, come sua cugina, nacque a Cigales, il 14 di febbraio del 1628. Era figlio di Domingo Malfaz e Ana Conchuelo, zii carnali di María Evangelista. Entrò nell’Ordine dominicano e divenne cattedratico del Colegio de San Gregorio di Valladolid. Verso l’anno 1660, in seguito alle suppliche della nobildonna dama Dª Ana María Velarde, fu nominato priore nel convento di Las Caldas in Cantabria, nel quale, in seguito al suo arrivo, inizia un periodo di splendore. È proprio P. Juan Malfaz ad iniziare nel 1663 la costruzione di un nuovo Convento e il Santuario di Nostra Signora di Las Caldas sulle coste della montagna. Morì nel 1680. (Libro I di D. Pedro de Sarabia).
[3] Libro I di D. Pedro de Sarabia.
[4] Libro I di D. Pedro de Sarabia.
 [6] Libro I di D. Pedro de Sarabia.
[7] Ídem.
[8] Ídem.
[9] Ídem.
[10] Cabida
[11] Libro I di D. Pedro de Sarabia.
[12] Così si espose la Madre Francisca di San Bernardo, che era allora la Badessa. (Libro I di D. Pedro de Sarabia).
[13] Lettera di Madre Micaela María.
[14] Lettera di Madre Ana de Jesús María.
[15] Ruolo che la esimeva dal presenziare nel Coro, e di cantare nella Liturgia delle Ore (Ufficio Divino).
[16] Ruoli che le permettevano prendere parte all’Ufficio Divino cantato con tutta solennità.
[17] Lettera di Madre Francisca e Libro I di don Pedro de Sarabia.
[18] Ídem.
[19] Ídem.
[20] Lettera di Madre Ana, del 24 di gennaio del 1665.
[21] Lettera di M. Micaela del 6 di maggio del 1663.
[22] Libro I di D. Pedro de Sarabia.
[23] Relación-Historial pag 12. Quando vivevano a Madrid in case di proprietà, oggi di proprietà del convento... poiché non avevano figli ed erano benestanti, si comportavano con ostentazione. Avevano arredata la propria casa così riccamente che nella Corte, dove c’è tanta grandezza e ricchezza, risaltava e molte persone andavano a visitarla per ammirazione. Lasciarono tutto per Dio divenendo umili e poveri per Sua Maestà in maniera così estrema, da suscitare ammirazione tra chi li conobbero.
[24] Relazione Storica scritta da M. Gertrudis del Smo. Sacramento.
[25] Uno era D. Juan Carrillo de Salcedo, Canonico che più tardi fu della Santa Chiesa di Toledo e profondamente devoto della nostra Venerabile Madre Mª Evangelista.
[26] Relazione Storica.
[27] Ídem.
[28] Salmo 90: “Tu che abiti al riparo dell’Altissimo...”
[29] Relazione Storica.
[30] Relazione Storica.
[31]Loro stesse sostengono nella Relazione Storica di M. Gertrudis che fu sepolta con un abito molto vecchio e scolorito.
[32] Le monache ritennero che ciò stava ad indicare la devozione per la Vergine nella vocazione della Purissima Concezione e purezza della sua anima.
[33] Relazione Storica.

No hay comentarios:

Publicar un comentario